Renzi stai sereno. Letta carica a testa bassa “chi va twittando”

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Alla fine Enrico Letta si è tolto un (grosso) sasso dalla scarpa e non gliele ha mandate a dire, a Matteo Renzi. La vendetta – piatto che, si sa, si gusta freddo – è partita sabato dalla Repubblica delle Idee, il meeting dem bolognese. “Di fronte alla rivoluzione di Internet”, ha detto Letta dal palco, “ci sono due atteggiamenti della politica: c’è la via finta, quella di chi è follower dei propri follower, in cui loro ti dicono cosa fare. Ma quella non è leadership, ma essere un follower al quadrato. Leadership invece è dire qualcosa che in quel momento non è nella maggioranza dell’opinione pubblica. E tu convinci a essere seguito sulle tue idee”.

“Questo ha fatto Kohl e ora Macron”, ha proseguito l’ex segretario del PD messo a suo tempo all’angolo da Renzi; “è stato lui per primo a parlare di Europa quando ha iniziato la sua campagna elettorale in Francia”. “Il 25 settembre, dopo il voto tedesco”, ha proseguito, “mi aspetto un grande rilancio da Francia e Germania di una forte iniziativa, paragonabile a quella dell’89, dei tempi di Kohl e Mitterrand. A quel punto l’Italia si porrà l’interrogativo se vuole essere fuori da questo processo o rimettere le sulle mani del volante dell’Europa”.

“Importante è”, ha chiosato Letta, “che non facciamo i provinciali: non diciamo che non si devono vedere, senza di noi. Se facessimo questo errore allora aumenteremmo la predominanza di Berlino, i cui pericoli vengono percepiti anche dai tedeschi”.

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